Bonarda Oltrepò Pavese: il vino frizzante che racconta la Lombardia
- lucianimarco

- 30 ott
- Tempo di lettura: 4 min

Introduzione
C’è un rosso che mette allegria appena lo versi: il Bonarda Oltrepò Pavese frizzante.
Colore porpora, profumo di marasca e viole, una spuma vivace che pulisce il palato e invita al secondo sorso.
È il vino della convivialità lombarda: perfetto con salumi e piatti “di casa”, capace di trasformare un pranzo della domenica in un piccolo rito. Un calice genuino, ben fatto, che piace a chi ama i rossi freschi e golosi.
Provenienza
Nasce in Oltrepò Pavese (provincia di Pavia), una fascia di colline tra il Po e l’Appennino con esposizioni ventilate e suoli variabili (marne, argille, sabbie), ideale per i rossi fragranti. I vigneti si trovano in comuni storicamente vocati; l’altimetria moderata e le escursioni termiche notturne favoriscono profumi croccanti e una maturazione fenolicaequilibrata.
Uve
La Bonarda Oltrepò Pavese è ottenuta prevalentemente da Croatina (localmente detta anche “Bonarda”): secondo disciplinare la Croatina è vitigno principale (quota molto maggioritaria), con eventuali piccole percentuali ammesse di uve tradizionali del territorio (es. Barbera, Uva Rara, Vespolina) per completare il profilo.
Nota importante: il nome “Bonarda” in Lombardia indica Croatina; è diverso dalla Bonarda Piemontese. Questa omonimia ha generato confusione su guide e carte vini: qui parliamo solodell’Oltrepò.
Tecnica e/o Tipologia di Produzione
Vinificazione in acciaio per preservare frutto e fragranza; rifermentazione per ottenere la tipica vivacità frizzante:
Charmat corto (autoclave) per una bolla fine e stabile;
Oppure rifermentazione in bottiglia (stile “ancestrale”/tradizionale) con tappo a spago o corona, più rustica e croccante.Stile generalmente secco (può esistere in versioni “amabili” previste dal disciplinare).
Pressione tipica da frizzante (≈1–2,5 bar). L’imbottigliamento è precoce per mantenere il profilo fragrante.
Diffusione
È uno dei vini identitari dell’Oltrepò: diffusissimo nella ristorazione di territorio e nelle enoteche che curano la selezione regionale.
Cresce l’interesse anche all’estero dove è proposto come “red fizz” di carattere gastronomico, complice il rapporto qualità/prezzo molto competitivo.
Abbinamenti consigliati
Antipasti: salumi lombardi (coppa, pancetta, salame), giardiniera, torte salate.
Primi: lasagne, tagliatelle al ragù, zuppe di legumi.
Secondi: cassėøula, cotechino e purè, costine glassate, coniglio alle erbe.
Formaggi: Grana Padano 12–16 mesi, Taleggio, Salva Cremasco.Temperatura: 12–14 °C (ottimo anche leggermente rinfrescato d’estate).
Bicchiere: tulipano medio; versata “larga” per liberare la spuma.
Note di degustazione
Colore porpora intenso con riflessi violacei. Naso di marasca, ribes, viola, talvolta una lieve speziatura (pepe). Boccasuccosa, frizzantezza che sgrassa e allunga, tannino morbido, finale asciutto e pulito con ritorni di frutta rossa. Beva golosa, immediata, senza pesantezze.
Curiosità
Tappo a spago: simbolo delle versioni tradizionali rifermentate in bottiglia; si trova ancora in molte trattorie storiche.
Il rosso della domenica: in Oltrepò la Bonarda è il vino delle grandi tavolate; molti produttori vinificano micro-lotti familiari per le feste.
Vitigno generoso, vigna esigente: la Croatina tende a produrre molto; in collina si contiene la resa per evitare rusticità e ottenere più finezza aromatica.
Dati tecnici
Denominazione: Bonarda Oltrepò Pavese DOC (tipicamente frizzante; esistono anche versioni ferme).
Vitigno: Croatina prevalente (quota maggioritaria per disciplinare) con eventuali piccole aggiunte tradizionali.
Stile: secco (possibili versioni amabili); vivace/frizzante.
Alcol: generalmente 11–12,5% vol (valore indicativo secondo annata e produttore).
Residuo zuccherino: da secco a amabile secondo tipologia; pressione 1–2,5 bar.
Affinamento: breve, per valorizzare freschezza.
Conservazione/servizio: meglio entro 2–3 anni dalla vendemmia; 12–14 °C.
Tabella riassuntiva
Voce | Sintesi |
Zona | Colline dell’Oltrepò Pavese (PV), tra Po e Appennino |
Uve | Croatina prevalente (alias “Bonarda” in Lombardia) |
Stile | Frizzante, secco (anche amabile); imbottigliamento precoce |
Tecniche | Acciaio; Charmat corto o rifermentazione in bottiglia |
Profilo | Marasca, viola, pepe; bocca succosa, frizzantezza sgrassante |
Abbinamenti | Salumi, ragù, legumi, cassoeula, cotechino, formaggi medi |
Servizio | 12–14 °C, tulipano medio; versata larga |
Alcol/Pressione | ~11–12,5% vol; 1–2,5 bar |
Longevità | 2–3 anni (stile quotidiano, beva fresca) |
Conclusione
La Bonarda Oltrepò Pavese frizzante è il rosso che riporta il sorriso in tavola: fragrante, pulito, irresistibile con i piatti lombardi e gli aperitivi “importanti”. Se cerchi un vino che abbini gusto e convivialità, questo è il tuo calice.
Scegli ora la tua Bonarda: una bottiglia per l’aperitivo con salumi e una per la cassoeula del weekend. Provala a 12–14 °C e dimmi se non è il rosso più “sociale” che hai bevuto quest’anno.
Fonti
Disciplinare “Bonarda Oltrepò Pavese” DOC – consultato per inquadramento della denominazione, ruolo prevalente della Croatina, stili ammessi (frizzante/fermo) e possibilità secco/amabile; utile per i parametri minimi (titoli alcolici, rese).
Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese – materiali tecnici su suoli, altimetrie e tradizioni di vinificazione (Charmat corto, rifermentazione in bottiglia, tappo a spago); mappe dell’areale e cenni storici sull’uso del termine “Bonarda” per Croatina.
AIS/ONAV Lombardia – schede di degustazione – descrittori sensoriali ricorrenti (marasca, viola, pepe), temperature di servizio consigliate, abbinamenti con salumi e cucina grassa lombarda.
Letteratura locale ed enoteche dell’Oltrepò – confronto su pressioni tipiche da frizzante (1–2,5 bar), consuetudini di imbottigliamento precoce e finestra di consumo 2–3 anni; riscontri su versioni “amabili” per tradizione locale.
Nota di trasparenza: alcune cantine adottano scelte stilistiche personali (residuo zuccherino leggermente più alto, rifermentazioni “ancestrali” con fondo, tappi storici). Tali varianti rientrano nell’alveo del disciplinare o nelle categorie tradizionali e sono dichiarate in etichetta; le ho citate quando utili a comprendere la diversità reale dell’offerta.





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